Zero Magazine


The Last Days of Jesus - Alien Road

[ 2004 - Strobelight Records ]

6--/10

Non sono certo dei novellini i The Last Days Of Jesus, visto che la prima formazione risale al 1993, ma si sono fatti conoscere ai più soprattutto negli ultimi due anni grazie all’apparizione su alcune compilation, alla pubblicazione dell’album in questione e perché no, anche alle due recentissime date in quel di Roma e Prato. La band (slovacca) è formata da quattro elementi e, insolitamente, dato il numero dei componenti, non ha un bassista. La programmazione è affidata a ‘Anjo-pithecus’, affiancato da ‘Mary0 the deadspacejoker’ alla voce, ‘Vajco’ alla batteria e ‘Fessy’ alle chitarre. Non è facile definire con precisione il genere che ci propongono, ci si deve limitare a descriverne le influenze principali: Death Rock, Gothic, Garage, Punk, a cui si aggiunge una buona dose d’inserti elettronici. Un frullato d’influenze che purtroppo non dà vita ad un prodotto né eccelso né eccessivamente originale, ma non per questo da cestinare completamente. Dopo l’intro “Welcome To Earth”, il disco parte in quarta con le movimentate “Everyday Is Halloween” e la sgangheratissima “Guns ‘n’ Drums ‘n’ March ‘n’ Fun”. Seguono la più pacata “Fear, Gunshot….Then The Bliss”, “Life In Line” con un quadrato giro di synth che fa subito presa e la simpatica “Looter Do-Gooder”, tutte dotate di cambi di tempo e innesti piacevoli, ma che non so quanto lasceranno traccia di sé, nei mesi a venire. “Merry-Go-Round”, un lento decisamente trascurabile e per fortuna breve, precede “Death Song”, forse la migliore canzone qui presente. Tutta la composizione ruota intorno alla sua formula, e sarebbe quindi possibile identificare una qualsiasi delle tracce come punto di riferimento. Beh, per me è questa. Giri di chitarra tipicamente Death Rock nei ritornelli, si alternano a strofe sincopate, quasi liberandoti dall’agonia, regalandoti ciò che brami seppur con molta parsimonia. Non molto diversa (appunto) è “Connected Or Infected” pur collocandosi su un gradino inferiore in quanto a coinvolgimento emotivo; inoltre, il riff iniziale mi ricorda qualche altro brano che non sono ancora riuscito ad identificare, mentre “Paranoid Humanoid” attenta alla mia buona volontà di ascoltatore, descrivendo sempre gli stessi intrighi, seppur invertendone le trame. “Communication (Between The Red Walls)” chiede a gran voce che il cd venga da me buttato dalla finestra in testa al primo che passa, ma l’ultimo pezzo risolleva le sorti di entrambi (CD e passante): una bizzarra ballata robotica con voce trattata e festoso accompagnamento di fisarmonica riprodotta dal synth, quasi mi convince che non ho sprecato il mio denaro. Mi permetto ora di scomodare i “The Deep Eynde” (grandi!) per fare un paragone un po’ impietoso. Come in “Suicide Drive”, le contaminazioni di “Alien Road” si sprecano, però i TLDOJ non riescono mai ad essere così energici, trascinanti, a tratti anche disperati e angoscianti. La base ritmica non è mai noiosa né troppo scontata, il cantato è vivace, l’impatto melodico è buono, ma…

Davide Mininni
19/02/05
Genere : Garage Goth