Zero Magazine


Sleeping Children - Songs For Debauchery

[ 2004 - Strobelight Records ]

6--/10

“Songs For Debauchery” è il debutto ufficiale, su Strobelight Records, dei francesi Sleeping Children. Formatisi due anni fa per volere di Sap-hire (tastiere, programming e basso), hanno dato alla luce anche due mini demo: “In Vivo Tests” (2003) e “Automatic Mass Amnesia” (2004), le cui tracce sono qui riprese interamente. Vado subito al sodo dicendo che non siamo di fronte ad un capolavoro. Tutt’altro. I nostri sono dediti a un Death Rock molto derivativo, su cui si abbatte imponente l’ombra dei Cinema Strange. L’ombra, appunto… I pezzi sono tutti abbastanza brevi e scorrono via senza lasciare particolarmente il segno. Difficile, quindi, segnalare una canzone che spicchi tra le altre. Alcune, come “Murder’s Dance”, “Dusty Shades of Red” o “Lili’s Dead” sono potenzialmente spendibili da un Dj un po’ lungimirante, anche sui dancefloor, grazie al ritmo cadenzato, alle sinuose tastiere molto in evidenza e ai ritornelli facili. Altre, come “No Love for the Dead”, “Life of Vice” e “Couve Bien les Cris Prèus du Coeur”, vantano maggiore velocità ma meno concretezza melodica. La chitarra è quasi sempre un flebile accompagnamento, non delinea mai una ritmica decisa, aggressiva o anche stonata e lancinante, come dovrebbe. Purtroppo anche il cantato difetta molto in tutto l’album: “Murmur” (voce, un nome tutto un programma…) col suo tono squillante sembra masticare le parole, e mi chiedo fino a che punto ciò sia voluto. Non mancano però i cambi di tempo, accelerazioni improvvise alternate a rallentamenti pomposi, che donano un tocco di dinamicità in più ad una lavoro che lambisce appena la soglia della sufficienza. È per me frustrante dover criticare così aspramente una giovane band che si ispira profondamente ad un genere musicale a me molto caro, ma per ‘dovere d’informazione’, tanto è dovuto. Poiché gli Sleeping Children non aggiungono nulla di nuovo al panorama Death Rock, mi sento di consigliarne l’acquisto esclusivamente a chi fosse totalmente a digiuno del suddetto genere (in castigo! :-) ) e se ne volesse fare un’idea sommaria. Per i restanti, è decisamente trascurabile. Ah dimenticavo, non distraetevi durante l’ultimo brano, la ghost track potrebbe rivelarsi fatale…


Davide Mininni
28/01/05
Genere : Death Rock