Zero Magazine


Murder at the Registry - Filed '93-'03

[ 2003 - Strobelight Records ]

8/10

Ecco a voi un pezzo di storia che viene riscavato dall'oblio dalla straordinaria Strobelight che ha raccolto il meglio della discografia dal 1993 al 2003 di un gruppo fin adesso rimasto nell'ombra, i tedeschi Murder at the Registry.
Definiti come un memoradum per la radice comune tra gothic e punk, questo disco sarà la gioia dei fan della vecchia guardia e per tutti coloro che amano suoni più decisi, insomma gothic 100%. Da notare che non si tratta del solito tuffo nostalgico nel passato e basta con suoni triti e ritriti, e canzoni che riecheggiano quelle già sentite mille volte nei club o nei grandi classici, qui si tratta tutto di materiale originale e compulsivo che certamente merita di essere tenuto in grande considerazione di ogni buon ascoltatore.
Per sapere come suona effettivamente questo disco però è meglio spendere qualche parola per i singoli brani : Si parte con Cupido, che è il brano probabilmente più famoso della band, il cui connubio accattivante basso-batteria (poi simile anche al terzo brano Blessed Curse) e la melodia da tormentone che si alterna con suoni ruvidi ne hanno fatto una hit presso i DJ più aggiornati, anche se a dire il vero è il brano che meno mi è piaciuto (trovo un po' fastidioso il ritornello). Dopo qualche brano sempre sui generis, le succesive Mein Wirres Kind e Addicted spiccano per il loro tono più calmo, la prima con un incedere quasi da bolero, la seconda dal cantato romantico che mi ha fatto venire in mente certi fraseggi di Bowie (anche se ha nessun riferimento esplicito).
Il pezzo Brainsong invece è una lunga reminescenza anni '70, sia come impostazione che come suono, decisamente intrigante, mentre la successiva Always On The Brink è un gothic rock profondo e cupo. La traccia nove torna con un deathrock a ritmo sostenuto, con alcuni cambi di velocità che fanno notare come i semi del primo punk siano germogliati in canzoni più evolute, meno scarne e grezze, ma più affascinanti, una sintesi che non nega le radici pur distaccandosene. Il decimo brano, Freight Train è un lungo gioiellino che fonde darkwave con psichedelia, reminescente della musica anni '60, grazie all'organetto e l'impostazione della voce, donando decisamente un tocco di originalità e contribuendo alla spiccata varietà del disco.
Si ritorna a ritmi veloci con la 11, quasi punk, e la 12 - Pump - che sa molto Christian Death. Epiwaltz è un buon vecchio goth suonato con tutti i crismi, altelanandosi tra wave cristallina e suoni più cattivi, come nella personalità del gruppo. La quattordicesima traccia possiede una melodia tanto semplice quanto orecchiabile mentre la seguente è veloce senza essere aggressiva, ricordando un po' certi Mephisto Walz.
L'ultima traccia, Frozen In Hesitation, è una darkawave intelligente e melodica, impreziosita da cambi di ritmo e atmosfere sinistre, che si farà amare dagli amati della cold wave.
Il disco come vedete è assai vario senza mai però perdere la forza, imponendosi come suono e senza mai scadere nel trito. Insomma, un acquisto decisivo!

Federico Gennari
09/09/04

Genere : Death Rock / Gothic Rock / Dark Wave